La ADUC deposita in tribunale la class action contro Microsoft


Ecco una notizia che non è saltata agli onori delle cronache ma che, credo e spero presto, inizierà a circolare e ad avere la giusta risonanza che merita.

In un precedente post ho scritto circa la buona notizia della seconda vittoria in tribunale da parte di un privato per un caso di rimborso del costo della licenza per un prodotto Microsoft indesiderato ma comunque preinstallato in un nuovo PC. Aggiungevo anche fossimo tutti in attesa che venisse approvato il decreto attuativo per l’articolo 140 bis del Codice del Consumo per rendere possibili, anche Italia, le azioni collettive (come esistono in America già da molti anni… qualcuno ha visto il famosissimo film Erin Bronckovich?).

Cosa è successo di nuovo ? Tenterò di incuriosirvi con questo breve passaggio:

Non v’è dubbio che l’azione promossa possa esser considerata ammissibile ai sensi e per gli effetti dell’art. 140 bis Codice al Consumo comma 2.

L’azione proposta, infatti, intende tutelare i diritti contrattuali di una pluralità di utenti e consumatori che si trovano nella medesima condizione dell’odierno proponente.

Possiamo dire che l’Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori è stata di parola. Il 24 Gennaio, infatti, viene pubblicato il comunicato stampa ad informarci che è stata depositata presso il Tribunale di Milano la richiesta per avviare un’azione collettiva, o class action, nei confronti di Microsoft, a tutela di chiunque acquisti o abbia acquistato un PC con un sistema operativo (o altro software non richiesto) preinstallato.

La richiesta presentata

Il testo dell’atto di citazione è pubblicato on-line, e consta di 22 pagine. Ho letto il documento velocemente e… si, è una lettura che consiglio a tutti: così possiamo essere bene informati sulla questione.

Tenterò di riassumere a grandi linee il contenuto.

Il documento presenta il caso specifico del Sig. Vincenzo Donvito, impossibilitato ad ottenere il rimborso dovuto del sistema operativo preinstallato, sia richiedendolo ad ASUS, azienda produttrice del PC acquistato, che a Microsoft stessa.

Dopo la spiegazione del caso (di appena 2 pagine), l’atto allarga i termini della questione illustrando quali effettivamente siano le pratiche che, sia la M. sia le aziende produttrici di hardware, mettono in piedi per rendere (quantomeno) molto complessa la procedura dello spettante rimborso. Vengono così citati i testi dei contratti (le famose EULA) che compaiono prima dell’installazione e viene messo in luce il perverso meccanismo di come le aziende, tra di loro, si rimpallino le responsabilità del rimborso, ai danni unicamente del consumatore.

Le licenze costano... ma quanto?

Le licenze costano... ma quanto?

Una sezione intera (a partire da pagina 8 ) è dedicata ad un tema su cui anch’io mi batto sempre: il costo della licenza del sistema operativo preinstallato non viene mai specificato nella ricevuta fiscale (scontrino o fattura che sia). Quando acquistiamo un PC, infatti, il negoziante ci sta vendendo non uno, ma due prodotti ben distinti di due aziende diverse: uno è l’hardware e l’altro il software, cioè il sistema operativo (diciamo pure Windows)… però il tutto ci viene venduto come se fossero un’unica entità, senza dettagli precisi riguardo ai costi dei singoli prodotti. Così si induce moltissimi clienti inconsapevoli a pensare che il sistema operativo di Microsoft sia l’unico possibile, quindi obbligatorio per ogni PC. Inoltre, nel chiedere un rimborso, non si può neppure conoscerne l’entità del costo effettivo.

Proseguendo la lettura si può leggere uno dei passaggi più importanti e contestati: esso deriva dal fatto che, solo dopo aver accettato le condizioni, e quindi l’installazione del sistema operative ed aver rinunciato così alla possibilità del rimborso, sia possibile leggere il contratto che lega indissolubilmente tale software al computer, in aggiunta ad altri vincoli sull’utilizzo dello stesso in licenza. Così prima accettiamo, e poi veniamo a conoscenza del contratto. Ma se non dovesse starci bene… bhé, ce lo teniamo, perché ormai abbiamo accettato a scatola chiusa. Astuti! (ladri, dico io).

Dalla pagina 16 fino alla fine viene fatta esplicita richiesta da parte gli avvocati dell’ADUC di considerare tale atto rappresentativo di una classe di consumatori…. in pratica gli avvocati chiedono di poter rappresentare tutti noi consumatori come unica entità, un gruppo di persone i cui diritti sono stati lesi da questo che viene indicato come un abuso di posizione dominante da parte di un’azienda che ormai da troppi anni c’impone l’ingiusta ‘tassa Microsoft’ sui computer.

…e a noi comuni mortali, cosa ne viene?

PC senza WindowsInnanzitutto attendiamo con fiducia che il tribunale accolga la richiesta di ammissione durante la prima udienza.

Se, come speriamo, l’esito fosse positivo, chi si troverà nelle condizioni di poter aderire alla causa potrà farlo, anche personalmente, con apposito atto di adesione. Valgono, per adesso, tutte le indicazioni che l’ADUC stessa ha dato nel corso dei precedenti mesi.

Possono, quindi, partecipare alla causa esclusivamente acquirenti privati (che non abbiano acquistato tramite partita Iva, per intenderci) di computer con sistemi operativi preinstallati e che non abbiano accettato la licenza d’uso del software né (quindi) l’abbiano mai utilizzato.

Attualmente la propria iscrizione non comporta vincoli, ma serve unicamente all’ADUC per raccogliere informazioni circa l’entità del fenomeno e la possibile partecipazione.

Siete stati anche voi vittime della tassa Microsoft? Ora potete avere una speranza. Seguirò gli sviluppi di questa che ormai è diventata una vera e propria odissea… incrociamo le dita ;-)

Ci tengo a precisare che, anche chi non fosse interessato ad un vero e proprio rimborso può trarre giovamento dalla citazione: sapere che Windows è opzionale e che si può sceglierne un altro (GNU/Linux, ad esempio: funzionante e gratuito) oppure essere a conoscenza del costo effettivo del suddetto sistema operativo, è un diritto di noi consumatori, che ci permette di essere più informati su ciò che compriamo e, di conseguenza, possiamo scegliere in modo più consapevole.


Autore dell’icona “documento”: Limpa (Björn Lindberg; autore dell’icona “€”: Antialiasfactory

2 comments on “La ADUC deposita in tribunale la class action contro Microsoft

  1. Morgana on said:

    Era l’ora !! io per acquistare un portatile senza windows pre installato ho dovuto cercare in 5 negozi ed evitate i vari iper e super .. che pure avevano prezzi competitivi,
    quando chiedevo un hardware senza os preinstallato mi guardavano come fossi stata una marziana .. non vedo perchè regalare a microsoft un centinaio di euro (perchè questo spesso è il costo del software )per un software che non intedo usare

    • Appoggio pienamente. …e ti faccio i miei complimenti per la caparbietà e per essere riuscita nel difficile intento di trovare un portatile Windows-free !

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