Archivio per la categoria sistemista

Restringere una partizione ext2/ext3 senza perdere dati

Può capitare di aver dato troppo spazio ad una partizione e di rendercene conto solamente dopo averci già inserito dei dati. Cosa fare in questi casi?

Le soluzioni possono essere diverse:

  • se avete utilizzato il Logical Volume Management (LVM) siete avantaggiati e la procedura non sarà troppo complessa (qui trovate una guida rapida)
  • potete affidarvi a gparted (che prima di ridimensionare il disco vi avvertirà di possibili perdite dei dati)
  • potreste fare alla vecchia maniera: spostare tutti i file in un disco esterno, ripartizionare il disco e infine reinserire tutti i dati

oppure….

Ridimensionamento sicuro

…possiamo utilizzare gli strumenti degli amministratori e procedere a restringere la partizione in pochi minuti.

Prima di iniziare, però, concedetemi una breve spiegazione.

In linea teorica il programma che utilizzeremo per restringere la partizione, resize2fs, è in grado di ridimensionare ext2, ext3 ed anche ext4 anche con filesystem montato, se supportato da kernel recenti. Però, secondo la mia esperienza di amministratore di sistemi, questo tipo di operazioni sono sempre rischiose: è meglio quindi eseguire tutto nella massima sicurezza e con procedure (come questa) ben collaudate.

Quanto segue, funziona senza problemi per filesystem ext2 ed ext3; per il filesystem ext4 mi riservo di effettuare dei test prima di assicurarne la riuscita.

Infine, prima di iniziare, non posso che suggerirvi che, prima di eseguire operazioni sui dati, è sempre bene avere un backup di quanto contenuto nella partizione da ridimensionare. Non perché la procedura non sia sicura, ma perché (ad esempio) un maledetto blackout durante l’operazione di ridimensionamento potrebbe compromettere i vostri dati in modo irreparabile.

…e ora cominciamo. Prosegui la lettura »

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Copiare un’installazione di Linux su un altro hard disc

Se desiderate clonare un’installazione di GNU/Linux senza reinstallare il sistema da capo, ci sono diversi modi. Si può procedere con la clonazione completa dei dischi tramite i comandi dd o ddrescue, oppure utilizzare ghost4linux.

Se però non desiderate addentrarvi nei meandri di questi nuovi strumenti, è possibile copiare la root di una linux box utilizzando una distribuzione live e alcuni comandi da shell.

Copia dei file di origine

clone Linux TuxScaricate una distribuzione live; io ho utilizzato ubuntu rescue remix (che  può essere utile anche per eventuali recuperi di dati). Masterizzatela su un CD o un DVD e avviate il computer utilizzando questa.

Se non lo avete già fatto, nel disco di destinazione create le partizioni utilizzando fdisk oppure il più amichevole cfdisk e quindi formattate. Create 2 mount point, uno per il disco root di origine ed uno per quello di destinazione. Io ho creato le cartelle src e dst in /mnt ed eseguite il mount delle relative root directory. A questo punto siete pronti per eseguire la copia dei file:

sudo cp -afv /mnt/src/* /mnt/dst

e non dimenticate l’asterisco alla fine del path di origine. Vedrete scorrere l’elenco di tutti i file copiati. Una volta che la copia è terminata, fate uno shutdown, rimuovete l’hard disc di origine e riavviate la live.

Configurazione del sistema

Montate la partizione che sarà la nuova root ed editare, al suo interno, il file in fstab; nel mio caso:

sudo mount /dev/sda1 /mnt
sudo vi /mnt/etc/fstab

in modo da riflettere i nuovi mount point. Per vedere gli UUID dei dischi utilizzare consultare l’apposita cartella contenuta in /dev, esattamente ls -la /dev/disk/by-uuid/.

Aggiornare, alla stessa maniera, l’UUID della partizione di boot nel file root/grub/grub.cfg/span> (sempre, ovviamente, nella partizione montata).

Reinstallare GRUB

Se avete la vecchia versione di grub, sarà sufficiente eseguire questi comandi:

sudo grub
root (hd0,0)
setup (hd0)
exit

Per chi invece, come me, ha grub2, la procedura è appena più complicata. Assunto che il disco la root directory contenga anche la cartella /boot, che siano in /dev/sda1 e che il disco sia montato in /mnt, procedere come segue:

sudo mount --bind /dev /mnt/dev
sudo mount -t proc none /mnt/proc
sudo chroot /mnt /bin/bash
sudo grub-install /dev/sda

Se tutto è stato fatto correttamente, al prossimo riavvio, il vostro sistema risulterà completamente trasferito. Se avete altre partizioni o altri dati da copiare/recuperare dal vecchio disco (o partizione) nel nuovo, potete completare il lavoro ora.

Link di riferimento

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Come installare Piwik su WordPress – statistiche analitiche

Perché provare Piwik

Una notizia su Ziobudda, due giorni fa, mi ha incuriosito: parlava di Piwik, un servizio di statistiche e dati analitici installabile localmente che può competere, senza sfigurare, con Google Analytics. Non mi dilungo oltre nel presentare questa splendida server application, potete leggerne una rapida introduzione in questo blog.

Personalmente, per questo blog, utilizzo già da tempo WordPress.com Stats, il servizio che WordPress stessa offre, tramite un comodo plug-in, per le analisi degli accessi alle pagine, i dati sulle parole chiave che hanno condotto al blog, numero di click ai link, ecc…. Semplice ma efficace.

I motivi che mi hanno spinto a provare Piwik, nonostante esistano i già citati Goolge Analytics, completo e gratuito, e  WordPress.com Stats, rapido, leggero e ben integrato con il mio blog engine, sono:

  • strumento professionale: da la sensazione di non trovarsi davanti ad una semplice sequenza di dati, ma ad una serie di informazioni importanti e ben presentate… e infatti è così: i dati raccolti sono molti e utili
  • semplice da configurare: in questa pagina ve ne do dimostrazione, in pochi e semplici passi configurerete il vostro servizio;
  • sicurezza: posso fidarmi perché è Software Libero, so esattamente, cioè, dove vanno a finire i miei dati… nel mio server! – Nessun discalimer da accettare, nessuna paura che gli accessi al mio blog vengano utilizzati in chissà che modo e dati in pasto a chissà quale motore di ricerca o azienda che li richieda;
  • multi-soluzione: tutti i maggiori CMS e piattaforme di blogging e wiki hanno il plugin dedicato; da Dokuwiki a Typo3, da Joomla a Drupal, da Pivotx a Symphony… ce ne sono davvero tanti.

Basta chiacchiere: cominciamo ! Prosegui la lettura »

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chmod ricorsivo solo directory o solo su file

Problema

Voglio attivare, in tutte le cartelle e relative sottocartelle, il permesso di esecuzione per il gruppo, mentre voglio rendere tutti i file leggibili da tutti ma modificabili solo da me.

Risoluzione

Dal momento che il comando chmod con l’opzione per la risorsività -R applica i permessi indistintamente sia ai file che alle directory (*), devo fare diversamente se non voglio essere costretto a fare le cose “a mano”.

Le due possbilità sono:

  1. utilizzare il comando find
  2. utilizzare il permesso X (maiuscolo) invece del minuscolo nel comando chmod

1. Utilizzare find

Con il comando:

find . -type d -exec chmod g+x {} \;

si chiede al find una ricerca ricorsiva a partire dalla directory corrente (ad iniziare da . ‘punto’) e, al risultato, si applica il comando and chmod g+x alle sole directory. Similmente, per i file, si può utilizzare

find . -type f -exec chmod 644 {} \;

2. Utilizzare il permesso X per chmod

Il comando

chmod g+x -R .

che conosciamo ed utilizziamo, setta i permessi di esecuzione a tutti i file e a tutte le cartelle a partire dal quella corrente. Invece il comando

chmod g+X -R .

imposta il bit del permesso di esecuzione corrispondente al gruppo solo per le cartelle (e anche ai file il cui permesso originale ha il permesso di l’esecuzione). Perciò, eseguendo 2 comandi consecutivamente otteniamo il risultato da noi cercato:

chmod 644 -R .;chmod g+X -R .

Fonti: Movabletripe , Peterbe e ManPagez

() nel mondo Unix-like, anche le directory sono dei file: “Una directory è un file contenente una tabella che elenca i file contenuti nella directory stessa”.

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Forzare la scansione di una partizione con fsck al successivo riavvio

Come sempre, ogni volta che ho un problema, riesco a scoprire qualcosa di nuovo. Questa volta riguarda la scansione del filesytem.

Ho notato, senza capirne ancora il motivo  (approfondirò), che, nonostante avessi superato (e di gran lunga) il numero di mount per far scattare il controllo del filesystem al riavvio del sistema, questa non avveniva.

Domanda: come faccio ad eseguire una scansione del filesystem contenente la root senza utilizzare una distribuzione Live ? Infatti, come qualcuno saprò, il comando che permette il check di una partizione, fsck, non è entusiasta di controllare partizioni montate, soprattutto se in lettura e scrittura. Questo, per la partizione di root, rappresenta un vincolo.

Ma niente paura, ecco la soluzione: per fare la scansione della partizione contenente la radice ( / o root) al successivo riavvio, è sufficiente creare il file forcefsck. Perciò:

sudo touch /forcefsck

Lo stesso effetto può essere ottenuto tramite il comando

sudo shutdown -rf now

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Distribuzione Live multiboot su DVD

E’ uscita una distribuzione Live contenente ben 8 diverse distribuzioni, più o meno tecniche. Dalla sicurezza al mediastation, dal web al minimalista: un po’ di tutto insomma.

  • Backtrack 3, utilissima per testare la sicurezza del nostro pc. Purtoppo il DVD non contiene ancora la pre-release di back track 4 che probabilmente sarà aggiunta a breve.
  • Damn Small Linux (DSL) 4.2.5, una leggera distro Linux che pesa appena 50 mb.
  • GeeXboX 1.1, ditro linux che trasforma il nostro pc in un media center.
  • Damn Vulnerable Linux (Strychnine) 1.4 edition, Una vera e propria palestra per imparare la nobile arte dell’exploit.
  • Knoppix 5.1.1, MPentoo 2006.1, Una delle primissime distro Linux basate esclusivamente sul’utilizzo come sistema operativo LIVE.
  • Ophcrack 1.2.2 (remastered to contain SSTIC04-5k [720MB] table sets), Utile per recuperare password di accesso ai vari sistemi operativi.
  • Puppy Linux 3.01, distro linux adatta ai pc poco performanti.
  • Byzantine OS i586-20040404, distro focalizzata sull’utilizzo di Internet Applications.

Link utili

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Un DVD con le vostre distribuzioni preferite

Volete creare un DVD multiboot, contenente cioè diverse diverse distribuzioni tra cui scegliere? Magari a qualcuno interessa e può provarlo prima di me, perciò riporto le poche righe che ho trovato in un forum:

1. decomprimere tutte le ISO nella cartella /live
2. creare un /live/isolinux/isolinux.cfg per ogni kernel
3. eseguire:

Codice:

# cd /live
# mkisofs -N -J -R -D -o /m_boot.iso -b /live/isolinux/isolinux.bin \
-c /live/boot.catalog -no-emul-boot -boot-load-size 4 -boot-info-table .
# qemu -cdrom /m_boot.iso -boot d

Questo creerà un file .iso delle distribuzioni presenti a partire dalla cartella /live; la terza riga permette di testare la procedura grazie al virtualizzatore qemu.
Quando l’avrò provata saprò dirvi di più.

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