JoM – sistema di gestione lavori in licenza AGPLv3
Scritto da bubbakk in Programmazione, Software libero il 10 aprile 2013
Ho iniziato a sviluppare un’applicazione web recuperando un vecchio progetto: vecchia idea, nuovo concept!
Cos’è JoM?
JoM è un sistema di gestione lavori, di ticketing, di pianificazione, volendo anche un bug tracker…. in poche parole è una web application per gestire e tenere sotto controllo impegni e lavori, in modo autonomo e collaborativo.
Il progetto originale, sviluppato alcuni anni fa, serviva come sistema di ticketing interno all’ufficio in cui lavoravo per gestire le segnalazioni di assistenza tecnica. Era molto utile per dividere il lavoro con i colleghi, condividere le soluzioni, e per tenere sotto controllo le segnalazioni di guasti tecnici (e/o errate segnalazioni). I dati raccolti venivano poi elaborati per ottenere una statistica delle segnalazioni più frequenti, così da intervenire in modo puntuale su formazione, assistenza e prevenzione.
L’idea era buona e l’utilizzo del software semplice. Inoltre si prestava bene a diversi utilizzi. Ho pensato così ad una versione più al passo con i tempi, più… web 2.0!
Perché JoM?
Il motivo principale per cui ho deciso di (re)iniziare con JoM è quello di imparare ad utilizzare nuovi e moderni strumenti, GitHub e Bootstrap in primis. Inoltre PHP continua ad evolversi e sforna nuove funzionalità e librerie a ritmi costanti: non voglio non perdere il passo.
Ho trovato interessante, perciò, mettermi alla prova con un progetto di cui già conoscevo gli obiettivi. Inoltre, l’idea di sviluppare un software in licenza GPL mi ha sempre stuzzicato
Scheda del programma
Licenza: AGPL3
Repository: GitHub
Sviluppatori: io, per ora ![]()
Tipologia: web application
Versione attuale: 0.3
Tecnologie utilizzate:
Standard: HTML5, CSS3
Linguaggi: PHP5, Javascript, SQL
Database: MySQL, SQLite
Componenti maggiori: jQuery, Bootstrap, Normalize, pidCrypt, FontAwesome
Software di sviluppo: Geany, Chromium Inspector, NaturalDocs
Se sei curioso puoi rimanere aggiornato in modo facile. Puoi inviarmi una richiesta all’indirizzo di posta elettronica bubbakk [AT] gmail [DOT] com : ti terrò aggiornato sullo stato dello sviluppo. In alternativa, tramite twitter, pubblicherò a mio nome brevi aggiornamenti con hastag #bubbakk_jom.
Se desideri effettuare test di funzionamento, può inviarmi una richiesta all’indirizzo di posta elettronica bubbakk [AT] gmail [DOT] com. Quando il sistema giungerà alla maturità necessaria per effettuare i primi test (previsto tra non più di due mesi), ti inoltrerò i dati su come raggiungere il server di prova.
Se vuoi collaborare, è possibile farlo con gli strumenti messi a disposizione da GitHub e con del buon codice… contattami.
Stato dello sviluppo attuale
Dopo un mese e mezzo di sviluppo, questo è lo stato attuale dell’applicazione:
- ver. 0.0 – struttura base di funzionamento e organizzazione del codice: completata.
In questa fase ho importato il codice esistente, organizzato le directory e impostato la struttura di base per i vari componenti. Effettuato un test sull’utilizzo di Bootstrap per creare rapidamente l’interfaccia grafica; - ver 0.1 – procedura di installazione e generazione tabelle e dati di base: completata.
Per avere uno scheletro di base su cui lavorare e dei test coerenti, ho deciso di iniziare lo sviluppo del progetto da dove molti atri concludono, creando cioè la procedura di installazione. Non è perfetta, ma è funzionale alla fase successiva. Inoltre mi permette di testare due sistemi di memorizzazione dati, cioè MySQL e SQLite; - ver 0.2 – autenticazione utenti, dati di sessione e login: completata.
Per ora questa è stata la fase più laboriosa. Le sessioni vengono gestite e salvate in modo criptato su database. Partendo da del buon codice ho adattato la classe modificando opportunamente i metodi ottenendo un sistema flessibile, facilmente debuggabile e anche sicuro. A questo ho aggiunto un valido sistema (ancora migliorabile, secondo me) per la generazione di nonces. - ver 0.3 – creazione della GUI dell’applicazione e della maschera, funzionante di creazione lavori: in corso.
Qui l’approccio è più grafico che tecnico: si tratta di creare l’interfaccia grafica dell’applicazione e la maschera, finestra o maschera, di inserimento dati del lavoro. Direi che sono a buon punto per completare e passare alla fase successiva; - ver 0.4 – visualizzazione dell’elenco dei lavori creati/assegnati: la prossima.
Questa release prevede la richiesta dei dati al server e la creazione dell’elenco dei task creati, con possibilità base di interazione: visualizzazione dettagli, assegnazione a colleghi, richiamo della schermata di modifica, eliminazione; - ver 0.5 – …..
…non posso svelare tutto subito!
Inizierò a rendere pubblica l’applicazione a partire dalla conclusione della release 0.5 che, da quello che si può intuire, non è così lontana.
Rimanere in contatto
Per rimanere aggiornati:
- via Twitter
- via email (indirizzo di posta elettronica nel post)
- repository GitHub
A presto per ulteriori aggiornamenti.
Blender 2.66: grandi passi in avanti
L’ultima release di Blender, a disposizione per il download dal 21 Febbraio 2013, aggiunge delle novità davvero interessanti. Dal blog release del sito web ufficiale:
[..] This release contains long awaited features like rigid body physics simulation, dynamic topology sculpting and matcap display. Other new features include Cycles hair rendering, support for high pixel density displays, much better handling of premultiplied and straight alpha transparency, a vertex bevel tool, a mesh cache modifier and a new SPH particle fluid dynamics solver.
Numerose, quindi, le migliorie in vari reparti. Senza sminuire le altre, quelle di maggior impatto e utilità sono:
- dinamica dei corpi rigidi: il motore di simulazione fisica, fino ad oggi presente solo nel comparto Game Engine (ricordo che con Blender si possono anche realizzare videogiochi), ora è disponibile anche nell’ambiente di modellazione/animazione. Così i nostri personaggi e animazioni posso basarsi e interagire con oggetti in modo simulato e realistico: collisioni, cadute, rimbalzi sono ora a portata di mouse – (vai al paragrafo)
- dynamic topology: lo sculpting ora può vantare di questa caratteristica di altissima caratura, oggi presente in software specializzati e costosi o come plugin separati – (vai al paragrafo)
- rendering di capelli: finalmente si possono renderizzare in Cycles (il nuovo motore di rendering basato sulla fisica della luce di Blender) materiali particolari come capelli, peli e fili d’erba - (vai al paragrafo)
NOTA: grazie all’aiuto della comunità di utenti, il 6 Marzo 2013, è stata rilasciata una release che fissa oltre 80 bug minori. Nessuna nuova caratteristica, dunque. Ma questo ci dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che il Software Libero è in grado di rispondere in modo estremamente rapido alle richieste e alle segnalazioni di noi utenti. Vediamo un breve approfondimento degli avanzamenti appena elencati.
Dinamica dei corpi rigidi
Creare un’animazione basata su interazioni di tipo fisico è ora davvero semplice.
Con la pressione di pochi pulsanti è possibile creare simulazioni accurate e rapide. Per una semplice simulazione è sufficiente assegnare ad un oggetto la proprietà di attivo (nella Toolbar a sinistra, sezione Rigid Body Tools) e ad un altro, ad esempio un piano, di attore passivo. Ora posizionando il primo oggetto sopra al piano e premendo il pulsante play nella timeline di animazione, è possibile vederlo cadere grazie alla forza di gravità, collidere con la superficie, rimbalzare e rotolare fino a trovare una posizione di riposo (o cadere nel vuoto). Il tutto in pochissimi secondi. Si possono creare anche situazioni più complesse, creando vincoli tra oggetti così da simulare corde, catene o altri tipi di vincoli fissi su cui gli oggetti possono ruotare (come un pendolo).
Devo dire che è davvero divertente fare esperimenti… come quello che vedete sopra, e che ho realizzato in pochissimo tempo.
Per prendere mano sull’argomento:
- video introduttivo: un esempio pratico e una rapida carrellata delle opzioni, spiegato da Jonathan Williamson di BlenderCookie.com
Dynamic Topology
A mio avviso è la migliore caratteristica di questa nuova versione. Detto in parole semplici, “dynamic topology” è il sistema che permette, durante la modellazione tramite sculpting, di aggiungere dettagli e poligoni solo nelle aree del modello 3D interessate dallo strumento di sculpting selezionato. Grazie a questo sistema si ottengono due importanti benefici.
Il primo è che i modelli posso raggiungere un livello di dettaglio infinitesimale senza appesantire tutta la mesh, davvero importante quando si realizzano “oggetti” complessi come la statua che vediamo nell’immagine. Per capire come funziona, è sufficiente guardare il modello 3D a sinistra (la testona!). Si nota chiaramente che ci sono zone che hanno una densità di poligoni molto elevata (zone scure intorno ad occhi, bocca e naso) e zone con una densità ridotta (come la zona del petto e del trapezio, tra collo e spalla). Le zone scure hanno un numero maggiore di dettagli e rifiniture necessarie a definire il modello nei particolari. L’utilità è la definizione aumenta in modo automatica durante il processo di scultura del modello.
Il secondo è che si riesce a creare facilmente poligoni e dettagli “dal nulla”, senza dover prima estrudere l’area e poi andare a rifinirla nei dettagli. Anche se sembra scontato ed immediato, in realtà non lo è. Quando nella realtà si scolpisce un materiale come il legno il marmo o il gesso, si sta “togliendo” del materiale per dare la forma che si desidera. Se manca la protuberanza del naso nel momento in cui scolpiamo un volto, non si può attaccare, ma va realizzato scavando intorno per farne uscire la forma; questo è anche il normale funzionamento dei programmi di sculpting 3D. Ora Blender permette anche di “aggiungere” del materiale creando protusioni o ciò che si desidera, estendendolo il modello di origine… come se stessimo lavorando con la creta. L’immagine sulla destra rende l’idea di cosa si può realizzare a partire da una sfera. L’utilizzo è semplice ed immediato, e rende il sistema di sculpting di Blender all’altezza di competitor di grosso calibro (e ben più costosi); per intenderci, è la caratteristica che ha reso famoso il popolare zBrush. Per introdurre all’argomento:
- link: consulta la pagina dedicata nel Wiki di Blender
- video introduttivo: dettagli e opzioni spiegati di Jonathan Williamson di BlenderCookie.com
Rendering di capelli
In ogni software di grafica 3D, senza un supporto specifico da parte del motore di rendering, un compito davvero davvero difficile è quello di ottenere risultati fotorealistici nel realizzare capelli, peli e filamenti: modellare, illuminare correttamente, ed avere nel contempo buoni tempi di resa (e anche un buon risultato) è una sfida. Blender integra già da tempo la possibilità di realizzare capelli, peli e pellicce (in gergo tecnico, strands), come si può vedere nell’immagine sulla destra ed apprezzare nel piacevole cortometraggio Big Buck Bunny di cui il coniglio dell’immagine è il protagonista. Ma, a dispetto della buona qualità di resa finale, il workflow è piuttosto tedioso, e i parametri da dover impostare, molti e sparsi in diversi “settori”. A questo aggiungiamo il fatto che l’implementazione è relegata al vecchio motore di rendering. Dov’è quindi la novità? La novità, o meglio, le novitàsono che:
- questa tecnologia ora è inclusa in Cycles
- i parametri da impostare sono più coerenti, più immediati da comprendere e meglio organizzati
- è possibile utilizzare un preset permette, con poche modifiche, di avere da subito dei buoni risultati
- utilizza il sistema di nodi per la definizione dei materiali
- la resa è qualitativamente migliore (maggiore realismo)
Per maggiori approfondimenti, ecco alcuni link:
- video introduttivo: dettagli e opzioni spiegati di Jonathan Williamson di BlenderCookie.com
- pagina Wiki dedicata: hair rendering nel Wiki di Blender
- tutorial: How to render hair with cycles di Andrew Price di BledenGuru.com
Conclusioni
Le novità e i miglioramenti di questa nuova release non si fermano certo qui. Nelle due ultime release, la 2.66 e la 2.66a, sono stati corretti 330 bug, alcuni già presenti, altri “scoperti” nelle nuove implementazioni. Inoltre, altre sezioni hanno giovato di aggiunte e modifiche, e sono:
- interfaccia grafica e usabilità: supporto nativo dei display retina dei MacBook, toolbar trasparenti, nuove proprietà nel pannello preferences, file separati per opzioni di default e impostazione interfaccia grafica, implementato copia/incolla di oggetti funzionante anche su diverse istanze di Blender, impostazione ombra dei menù, gradiente per lo sfondo della GUI, utilizzo di matcap per gli oggetti (molto utile!), supporto per device di input (come mouse) con supporto per il multiasse – apri la pagina Wiki per maggiori informazioni;
- gestione della trasparenza migliorata in tutto il processo di imaging ecompositing e nei vari reparti - apri la pagina Wiki per maggiori informazioni;
- le migliorie nella modellazione sono molto interessanti: è stata aggiunta la possibilità di eseguire il bevel sui vertici, scorrimento del vertice lungo il segmento a cui appartiene tramite shortcut, ottimizzato lo spazio dati occupato dai modelli 3D; - apri la pagina Wiki per maggiori informazioni;
- nel settore dei modificatori è stato aggiunto il supporto a 2 nuovi formati (MDD e PC2), nel Mesh cache modifier, per associare animazioni provenienti da file esterni agli oggetti Blender. Aggiunto il Warp modifier che permette di muovere ruotare e scalare le mappe UV utilizzando oggetti o bone come riferimenti; aggiunto anche il Laplacian Smooth Modifier and shape enhancement, un modificatore che deforma un oggetto…. in modo buffo! - apri la pagina Wiki per maggiori informazioni.
Ulteriori migliorie nel comparto della dinamica dei fluidi per una resa maggiormente accurata nella simulazione; aggiunte opzioni e funzionalità nel simulatore di fisica del game engine; migliorato il supporto al formato di interscambio dati Collada; aggiunti, come addon, il supporto per i file in formato MilkShape 3D e ad EDL; altre migliorie sia di efficienza che di opzioni in vari comparti; l’Open Shading Language (OSL) implementato in Cycles ora aggiunge i parametri diffuse_ramp nella phong_ramp e diffuse_toon e specular_toon shaders per il toon_shaing, ottimo rendering in stile cartonoon; aggiunta inoltre l’anteprima dei materiali renderizzati con Cycles, nodi inclusi, ed alcune ottimizzazioni.
Non mi resta che augurare happy blending!
Installare la chiavetta TIM Onda TM201 su Linux (Ubuntu)
Scritto da bubbakk in guide e manuali il 27 novembre 2012
Ho penato un po’ per far funzionare la chiavetta in questione, ed ora funziona con il suo programma, senza entrare in configurazioni troppo tecniche. Ho pensato così di creare questa piccola guida.
La cosa più semplice per l’utente medio è quella di utilizzare il software di connessione del produttore Onda Communication, anche se devo dire che la cosa non mi fa impazzire: è proprietario e non è fatto molto bene, soprattutto la procedura di installazione.
Sarebbe molto meglio che la chiavetta funzionasse con il Network Manager del sistema operativo, ma credo che si debbano configurare diversi file per il sistema udev e probabilmente altro: troppo complesso per la maggior parte degli utenti.
Alcuni dati (tecnici)
Io l’ho installata su una Linux Mint Katia, equivalente a (o, come di dice in gergo, basata su) Ubuntu 11.04.
Nonostante nel sito web e nelle istruzioni venga riportato che la chiavetta funzioni con kernel Linux 2.6.22.x a 2.6.32.x, la mia gira senza problemi su un kernel 2.6.38-16 (con estensione PAE, per chi sa cosa sia). Se lo testate con kernel 3.x, fatemi sapere qualcosa.
Per sapere che versione del kernel avete, è sufficiente aprire il terminale, inserire il comando
uname -sr |
e premere invio. Oppure, per avere informazioni sulla distribuzione da voi in uso, utilizzate il comando
lsb_release -a |
che fornirà nome e codice della distribuzione in uso.
Installare il necessario
Attenzione: non collegare la chiavetta durante l’installazione. Sarà l’ultima cosa da fare.
Installiamo il software necessario. Da terminale (da preferirsi perché più rapido), possiamo dare il comando:
sudo aptitude install libqt3-mt wvdial |
Sia le lib-qt3 che wvdial sono due programmi entrambi fondamentali per il funzionamento del software di Onda.
Ora andate alla pagina del supporto prodotti di Onda, selezionate TM201 nel menù a discesa e, nell’elenco che compare, scaricate il file relativo a GNU/Linux. Se non lo trovate potete provare con questo link diretto (il precedente link potrebbe non funzionare più, in futuro). Appena completato il download, estrate il file in una cartella che volete voi; io in genere scompatto tutto in /tmp/ così, al prossimo riavvio di Linux, quei file saranno cancellati automaticamente.
Ora entrate nella cartella in cui avete scompattato i file ed eseguite il comando di installazione con privilegi di amministratore:
cd /tmp/ tar xvf TM201-TIM-L-B04-tar |
…notate che, invece che terminare .tar il file finisce con -tar … Comunque in Linux non ci sono problemi: il file sarà “decompresso” comunque. Proseguiamo:
cd TM201.TIM.L.B04/ sudo ./install.sh |
Se tutto va bene dovremmo leggere qualcosa che ci comunica che l’installazione si è conclusa con successo anche se, probabilmente, saranno comparsi vari messaggi di errore e di comandi o software non trovato).
Prova
A questo punto possiamo inserire la chiavetta. Se tutto va come deve andare, dopo una breve attesa si dovrebbe avviare il programma di connessione che inizializza la chiavetta/modem UMTS. Dopo alcuni secondi, comprarirà l’interfaccia del programma con il pulsante della connessione. Premerlo per collegarsi. Se non avviene il collegamento, potrebbe essere necessario un riavvio del PC, soprattutto se è stata inserita la chiavetta prima di installare il tutto.
A connessione avvenuta, la luce blu sulla chiavetta da lampeggiante diventerà fissa e, a quel punto, sarete connessi. Il riquadro con il pulsante Connetti ora contiene alcuni dati di connessione e il pulsante per scollegarsi.
In caso di problemi di velocità o mancata connessione, verificare il segnale: c’è un’apposita iconcina che mostra la qualità di ricezione.
Torna il nuovo obbligo di cambiare il sistema operativo: Windows 8 è alle porte
Scritto da bubbakk in my two cents il 5 novembre 2012
A meno di non vivere sotto ad un sasso, difficilmente sarà sfuggito che da circa un anno si protrae la campagna pubblicitaria per il lancio di Windows 8. E’ senz’altro una delle più lunghe che io ricordi, se non la più lunga in assoluto… e io sono uno di quelli che ha conosciuto Windows 1.0 !
La nuova release è uscita da pochi giorni (ufficialmente il 26 Ottobre), ma già ne conoscevamo da tempo vita-morte-e-miracoli dell’innovativa versione del sistema operativo di casa Microsoft che rivoluzionerà il mondo. Anteprime, approfondimenti e interviste su carta stampata, tv e web, kermesse dimostrative e una demo installabile: queste le azioni messe in atto per diffondere il più possibile il desiderio di aquistare ciò che tutti già hanno, cioè la licenza d’uso di un sistema operativo.
Ad ogni aggiornamento di Windows, il colosso del software proprietario inonda di pubblicità ogni mezzo d’informazione e mette in luce le molteplici caratteristiche strabilianti: funzionalità all’avanguardia, velocità senza precedenti, massima semplicità d’uso, interfaccia grafica rinnovata e intuitiva, massima sicurezza, driver più semplici, videogame più spettacolari, DirectX nuove, eccetera, eccetera, eccetera… Per chi ancora non l’avesse notato, l’elenco di “novità” è sempre identico sia nella forma che nella sostanza; e tutto è davvero bello, convincente e conveniente.
Come sempre.
ll vecchio che ritorna ?
A déja-vu is usually a glitch in the Matrix. It happens when they change something
Triniy – The Matrix (Andy and Larry Wachowski)

Due fotogrammi tratti dal film "The Matrix"
Nel constatare questa invasione di parole e immagini con cui i mensili che trattano di computer infarciscono le loro pagine (grazie all’uscita di un nuovo Windows si può aumentare un po’ a tiratura), mi viene in mente la frase citata sopra.
Questa “tiritera” che si ripete in media ogni 4 anni sembra un sogno lucido, un déja-vu in cui Windows è sempre più nuovo, sempre più bello, sempre più potente. E come in Matrix, questo avviene quando “cambiano qualcosa”. Già: la Microsoft cambia qualcosa qua e là, e questo diventa un nuovo prodotto, venduto a forza in ogni computer. E agli utenti tocca rivivere sempre lo stesso momento: non c’è scampo.
Ma dentro quest’aria di innovazione, a ben vedere, ci sono delle costanti universali: qualcosa non cambia mai. Ogni volta che compriamo un computer nuovo, diciamo circa ogni 4 anni (questa è la durata media di un PC Windows, nel mondo business, e nel privato anche meno), appena lo accendiamo siamo piacevolmente colpiti dalla nuova versione:
- “che bella grafica: hai visto?” - tutto è luccicante e bello all’inizio: una bella “confezione” per stupire un po’, effetti 3D e dissolvenze… che poi si riveleranno inutili, anche perché “rallentano” l’uso del PC; e così cercheremo di disattivarli nonostante li abbiamo pagati fino all’ultimo centesimo;
- “ci si abitua presto alla nuova interfaccia” - avevate finalmente preso padronanza del semplice pannello di controllo di Windows XP, quand’eccone uno pieno di icone in cui tutto è stato spostato. Riuscite a trovare tutto facilmente?
- “è tutto più semplice, fa tutto da solo” – gli automatismi invadono la nostra esperienza di utenti; ma se l’automatismo smette di funzionare, come a volte succede, come si risolve? E se volessi apporre una leggera modifica al comportamento standard di Windows? è dov’è andato a finire poi quel comodo pannello per impostare la connessione di rete? ok, reinstallo tutto;
- “accidenti, quant’è veloce. Finalmente!” – ma poi? cosa succede dopo alcuni mesi? e dopo 2 anni? Dopo un po’ di tempo “il nostro computer rallenta” di brutto, e siamo costretti a reinstallare o portare tutto dal tecnico. Ma, se ci pensate bene, il computer a livello fisico è sempre lo stesso: è il sistema operativo che con il semplice utilizzo quotidiano (installazione di programmi o driver, disinstrallazioni, modifica impostazioni, riempimento disco fisso) rallenta; gli altri sistemi operativi non devono essere reinstallati per guadagnare velocità!
- “Windows è già installato e me lo regalano con il computer” - si, come i sedili dell’auto sono in omaggio all’acquisto dell’autovettura. Le copie di Windows si pagano! (cit. Biasco, video “Lo gnu, il pinguino e il cerbiatto esuberante“). Non solo. Nessuno sa con certezza quanto costa in rapporto all’acquisto di un PC, il sistema operativo, e non è dato saperlo. Chiamarla tassa Microsoft no? dov’è la mia libertà di scelta? Perché sono obbligato ad acquistare due prodotti di due diverse aziende, obbligatoriamente insieme? Se volessi installare un altro sistema operativo, è facile farsi rimborsare? e quanto, visto che non è dato sapere il prezzo?
- “è nuovo, quindi è sicuramente migliore, più veloce, efficiente e sicuro” – Vi ricordate Windows Vista? Vi ricordate Windows Millenniun Edition? Semplicemente non funzionavano bene, o non funzionavano affatto. Tant’è che sono stati rapidamente rimpiazzati. Qualcuno vi ha risarcito per quel prodotto scadente? Avete avuto modo di scegliere se acquistarlo oppure no? Sapete se Windows 8 sarà l’ennesima “sòla” e dovrete presto comprare un computer nuovo?
L’esperienza, a volte, non insegna proprio niente. Dopo aver visto la Microsoft vendere a tutto il mondo due prodotti giudicati tecnicamente scadenti (non solo da me
) come Windows Vista e Millennium Edition (quest’ultimo soprannominato da PC World “Mistake Edition” e al quarto posto della classifica dei peggiori 25 prodotti tecnologici di tutti i tempi), e dopo essermi stupito con due clamorose quanto ridicole figuracce fatte durante la presentazione mondiale dei nuovi prodotti di punta, con che coraggio un utente dovrebbe fidarsi ad occhi chiusi e senza possibilità di scelta dell’attesissimo Windows 8?
La mia esperienza professionale, invece, mi insegna che ogni nuovo prodotto Microsoft necessita quantomeno di una “riflessione” di almeno un paio d’anni anche per tastare gli umori degli utenti che, immancabilmente, faranno da cavia in attesa dei primi Service Pack. Immancabilmente perché, quando scatterà l’ora X, sarà impossibile acquistare un PC con il “vecchio” Windows 7. E Windows XP? Perché non possiamo comprare più un PC scegliendo Windows XP come sistema operativo? Costerebbe di meno, sarebbe incredibilmente più “leggero” e veloce, e in più gli utenti lo conoscono meglio: d’altronde è stato il sistema operativo più longevo di Microsoft).
Ma c’è di peggio: con Windows 8 saremo tutti più insicuri, schiavi, e nelle mani di una multinazionale che può (o potrebbe) controllare tutto.
Problemi di libertà sempre più seri per gli utenti

Foto Mike
A coronare l’imminente diktat di Microsoft a cambiare il sistema operativo a spese di (quasi) inermi utenti, arriva il Secure Boot.
Cos’è il Secure Boot? Proverò a spiegarlo con parole semplici. La Microsoft impone ai produttori di tablet e smartphone di bloccare i loro apparecchi in modo tale che su di essi si possa installare solo Windows. Non solo. Impone anche che tale blocco non sia disattivabile. Se il produttore rifiutasse di inserire tale blocco, il loro smarphone o tablet che sia, perderebbe il diritto di avere il bollino “apparecchio certificato Windows“. Alla Microsoft lo chiamano “avvio protetto” (secure boot, appunto) cercando di far passare il concetto che questa imposizione è per proteggere l’utente dai virus.
E’ un po’ come se, acquistando un’auto, fossimo costretti a fare benzina sempre dallo stesso distributore: “se cambia distributore l’auto potrebbe esplodere!”. Così un giorno cambio distributore e l’auto smette di accendersi. Sembra strano, ma è così.
Per i PC la cosa, per ora, non è stringente. Il blocco può essere disattivato, così che possiamo reinstallare vecchi sistemi operativi più veloci e meno costosi (il già citato XP) oppure addirittura tanto pazzi da installare GNU/Linux senza spendere un euro! Per fortuna questi pazzi sono sempre di più. Inoltre, alcune distribuzioni di GNU/Linux sono già corse ai ripari dal cosiddetto “secure boot”. Ma mi chiedo: cosa succederebbe in un mondo in cui il costruttore di computer (in quanto hardware, cioè ferro-silicio-e-plastica) o di cellulari obbligasse il cliente a non avere scelta sull’utilizzo del proprio strumento? Perdendo la possibilità di avere controllo sull’hardware perdiamo automaticamente libertà, controllo, sicurezza e privacy: saremo nelle mani di qualcun altro. Non è complottismo, né un’esagerazione. Dobbiamo porre attenzione su questi temi, almeno un po’.
Secure boot non è ancora pronto: parola di Intel http://punto-informatico.it/3614208/PI/News/ansie-del-giovane-windows.aspx… e quando lo sarà, non saremo certo noi i beneficiari! Questo video è piuttosto illuminante sul tema:
Attendete, valutate, aspettate e, se potete, valutate valide alternative!
Effetti speciali da Hollywood per il quarto Open Movie: Tears of Steel
Pubblicato su YouTube ufficialmente il 26 Settembre, ha superato le 100.000 visite in poche ore ed ora viaggia verso le 800.000. Sto parlando di Tears of Steel (TOS), un cortometraggio di fantascienza ricco di effetti speciali.
Prima di parlarne, è il caso di guardarlo. Per chi lo desidera, si possono abilitare anche i sottotitoli in italiano.
Perché è speciale Tears of Steel?
Per un gran numero di motivi.
Innanzitutto è realizzato interamente con Blender: un software libero di cui ho già scritto molto in questo blog. Che dire di Blender:
- è qualitativamente paragonabile ai migliori (e costosi) software in circolazione
- è gratuito
- è in continuo miglioramento
- le funzionalità via via aggiunte vengono richieste anche dagli utenti stessi
- occupa poche decine di megabyte nell’hard disk
- qualunque programmatore o appassionato può creare plugin
- c’è una grande e attiva comunità che realizza e condivide continuamente plugin, video tutorial, modelli 3D e molto altro
- …e da poco tempo, come dimostra TOS, integra motion tracking, color grading e compositing di qualità.
Un secondo motivo di vanto è che il corto è stato realizzato da un gruppo internazionale di giovani, incluso l’italiano Francesco Siddi, che così avranno nel loro curriculum una favolosa esperienza professionale.
Il progetto è stato prodotto grazie al contributo economico del Film Fund Olandese e molte sponsorizzazioni, per lo più private come HP, Google, NVidia e BlenderGuru solo per citarne alcuni . Una cospicua fetta delle entrate deriva dalla vendita del DVD. E qui veniamo all’aspetto che più mi piace degli Open Movie: il DVD.
O meglio, i DVD. In cambio di circa 35€, a produzione terminata (quindi tra poco), si potrà ricevere a casa un cofanetto contenente ben 4 DVD con, all’interno tutto il materiale di produzione (!) e ben 9 ore di video tutorial nei quali i ragazzi del team insegnano come utilizzare il materiale presente nei dischi nonché le tecniche utilizzate per la realizzazione del corto di fantascienza. Tutto materiale di elevata qualità e in licenza Creative Commons Attribution, e quindi gratuitamente utilizzabile. Il DVD si può ancora ordinare: ogni amante degli effetti speciali e della grafica 3D dovrebbe averlo!.
E, non ultimo, la novità. TOS dimostra che Blender ha le carte in regola per realizzare VFX, cioè…
Effetti visivi di qualità professionale
Il quarto Open Movie prodotto dalla Blender Foundation nella persona di Ton Roosendaal, mostra e dimostra le incredibili potenzialità di Blender.
Tears of Steel è una pietra miliare nello sviluppo di questo software sempre più amato e apprezzato dai professionisti di tutto il mondo.
Fino ad oggi, infatti, la Blender Foundation aveva prodotto Open Movies 100% modellati, animati e renderizzati in Blender (Elephants Dream, Big Buck Bunny e Sintel).
TOS segna la svolta, e dimostra l’efficacia di avere un unico sistema integrato, uno strumento per realizzare anche effetti visivi. Non credo esistano altri software come Blender che integrino così tante caratteristiche!
Avere un unico strumento con cui effettuare tutto il lavoro di un grafico 3D abbassa di molto la curva di apprendimento per chi desidera specializzarsi, evita di dover saltare da un programma ad un altro con possibili problemi di interscambio dati ed integrazione tra sistemi diversi; snellisce l’amministrazione dei sistemi durante la produzione, abbassa notevolmente i costi e non solo di licenza.
Molte scuole e istituti di arte, grafica e animazione lo stanno adottando come strumento didattico. Non solo.
Blender è sempre più utilizzato in tutti gli ambiti della grafica 3D professionale: studi di produzione realizzano video e campagne pubblicitarie, giovanissimi registi realizzano effetti visivi per lungometraggi, tecnici eseguono modellazione e rendering nel campo dell’architettura, diversi team si sono formati per creare videogiochi. Non è difficile pensare a tutte queste applicazioni, sia nel campo professionale che formativo; d’altronde Blender è:
- tecnologicamente e qualitativamente all’avanguardia
- equiparabile alla concorrenza e a volte superiore
- versatile
- gratuito
- sempre più utilizzato nel mondo del lavoro professionale
- multi-piattaforma (identico su GNU/Linux, Mac o Windows)
- in costante miglioramento
e, nonostante la curva di apprendimento possa essere ripida per chi è alle prime armi, il percorso di studio può essere accelerato seguendo i molti tutorial di ottimo livello presenti in Internet (io ho imparato ad utilizzarlo così!).
Avete bisogno di link per iniziare ad utilizzarlo? Chiedete pure. Per iniziare sono sufficienti: Blender, una media capacità di comprensione dell’inglese parlato, un po’ di tempo.
Vi saluto con il video-promo realizzato per Tears of Steel.
Happy Blending!
Mando in pensione la gloriosa macchina fotografica Fujifilm Finepix S5000
Scritto da bubbakk in fotografia il 3 settembre 2012
Dopo 8 anni di onorato servizio, ho deciso di sostituire la macchina fotografica, una Finepix S5000. Uscita nel 2003, mi ha dato numerose soddisfazioni: zoom 10x ottico (focale equivalente 37-370mm), scatto rapido di 5 immagini al secondo con possibilità di selezionare le prime 5 o le ultime 5 pose, tempo di accensione sufficientemente rapido per una bridge (3 secondi) e controlli completamente manuali le sue caratteristiche migliori. Qualche scatto che ho fatto lo si può vedere sul mio account in DeviantArt.
Nel frattempo le mie esigenze di fotografo in cerca di sfide sono aumentate: i 400 ISO massimi (escludendo gli 800 ad 1MP), i 6MP interpolati (3MP reali), i video in 320×240 con audio mono senza possibilità di zoom, l’autofocus un po’ lento….. tutte caratteristiche che mi vanno strette da tempo e mi impediscono di scattare in determinate situazioni e di.. evolvermi.
Cambiare si, ma con cosa?
Non sono un professionista; credo di potermi definire un “enthusiast“. Mi piace fare fotografie, ma non ci mangio, né faccio parte di un photoclub… semplicemente porto con me la macchina fotografica appena mi si presenta l’occasione. Questo, giusto per inquadrare la mia situazione.
Ora:vorrei evitare di spendere uno stipendio intero (cosa peraltro non difficile) e, allo stesso tempo, desidero migliorare le caratteristiche del mezzo fotografico anche, magari, in vista di espansioni future (chi non lo vorrebbe?). Da qui la domanda: una buona bridge o una reflex ? L’unico modo per scegliere è documentarsi su siti web dedicati, nei forum e, ovviamente, chiedere ad amici fotografi/appassionati.
In principio ero indeciso tra una bridge con obiettivo super zoom (principalmente la Panasonic Lumix DMC-FZ150), la nuova Canon 650D, quest’ultima così nuova che quando ne leggevo le caratteristiche non era ancora uscita in commercio, e infine, la Nikon D5100. Ho letto numerosi confronti, anche molto approfonditi come Canon 600D vs Nikon D5100 e altri simili. Davvero molto utili e interessanti. Da non dimenticare inoltre che, nel mondo reflex, non si può fare a meno di documentarsi anche sulle ottiche.
I siti di riferimento sui quali sono andato a cercare informazioni sono stati:
dpreview: una vera e propria miniera di… tutto! Anteprime, recensioni, articoli, opinioni di tecnici ed utenti, forum e news. Spazia dalle compatte alle reflex, dagli obiettivi alle stampanti al software. Utilissime due funzionalità: il confronto tra schede tecniche delle diverse macchine fotografiche (più classico) e un ottimo sistema di confronto tra immagini di diverse macchine fotografiche a diversi ISO: l’utente sceglie di quali macchine fotografiche paragonare lo scatto e quale sensibilità; fatto ciò si può spostare sull’immagine di riferimento (test da studio) un piccolo riquadro per paragonare la “zona” fotografata. E’ più semplice a vederlo in azione che a descriverlo;cameralabs: è molto più “manuale” del precedente, nel senso che non ci sono strumenti web di confronto caratteristiche o simili. Però le recensioni sono accuratissime, a volte vengono pubblicati articoli che confrontano diverse macchine fotografiche approfonditi e ben fatti (grande assente in dpreview). Inoltre si possono trovare anche delle video recensioni anch’esse di buona qualità, in linea con il sito.
Mi sento di consigliarli vivamente entrambi. Ovviamente ci sono altri siti web simili che contengono buone recensioni (come photographyblog) , ma i due menzionati mi hanno soddisfatto molto per serietà, ricchezza dei dettagli, e completezza delle informazioni.
Infine, se desidera confrontare 2 macchine fotografiche, mi sento di sconsigliare di affidarsi a snapsort, sito web nel quale potreste imbattervi nelle vostre ricerche su Google soprattutto se effettuate ricerche come “600D vs D5100″. Questo sito web è un grande database che raccogliendo le caratteristiche tecniche delle macchine fotografiche. Gli strumenti principali sono 2: trovare una macchina fotografica in base ad alcuni parametri e, il secondo, effettuare confronti delle varie caratteristiche dei modelli da voi specificati e di assegnare loro un punteggio. Può sembrare utile a prima vista ma in realtà è molto fuorviante: a volte i dati con cui viene effettuato il confronto non sono esattamente corretti, sufficientemente precisi o completi. Inoltre, anche quando lo sono, vengono confrontate tra loro caratteristiche non sono sempre confrontabili perché opzionali, oppure limitate in base ad altre opzioni selezionate. Ma più di tutti ricordate: i numeri non fanno la qualità di una macchina fotografica o, per dirla altrimenti, la qualità di una macchina fotografica non si misura in megapixel! E’ di gran lunga preferibile che leggiate le recensioni complete delle macchine che desiderate, anche su siti diversi, e che il confronto lo facciate voi, in base alle vostre esigenze.
La mia nuova macchina fotografica dovrà…
Dopo aver confrontato le suddette 3 macchine fotografiche, la bridge e le 2 relfex, mi sono accorto che acquistare una buona macchina fotografica è come comprarsi una buona auto oppure un buon PC; bisogna chiedersi “che uso ne farò?”. Per decidere cosa scegliere nel mare magno delle proposte dei vari brand, è bene partire con, almeno, alcune idee chiare: è bene avere in mente cosa si vuole e, non dimenticate, cosa non si vuole. Nel mio caso ho bisogno di una nuova macchina fotografica, bridge o reflex, che abbia:
- un buon numero di scatti al secondo: mi piace scattare foto di soggetti in movimento; inoltre ho da poco avuto una figlia, quindi avrò bisogno di rapidità per congelare movimenti ed espressioni del viso irripetibili;
- versatilità dell’obiettivo: se deve essere una bridge vorrei una macchina cosiddetta superzoom (come la Panasonic Lumix DMC-FZ150 oppure la Canon PowerShot SX40); nel caso delle reflex, tale flessibilità è garantita dalle ottiche intercambiabili;
- buona qualità di immagine, cioè un buon sensore;
- lo schermo LCD snodabile: utilissimo per foto o riprese “acrobatiche”
- possibilità di realizzare filmati: volevo acquistare anche una telecamera molto entry (“a spende poco”) ma, viste le potenzialità offerte oggi dai mezzi fotografici, mi sono detto che avrei potuto coniugare le due cose;
- nuova piuttosto che usata: non sono così esperto da poter valutare correttamente l’usato; inoltre ci vuole sicuramente più tempo per cercare e visionare il materiale, contrattare ecc…
- NON costi un’esagerazione: visto che sono un appassionato occasionale; vorrei che la spesa sia relativamente contenuta, dentro gli 800€
- NON mi faccia rimpiangere, tra 1 anno, di essermi accontentato (cosa che va in conflitto con il punto precedente: in genere, quando si sceglie “a risparmio” ci si può pentire della scelta)
Le due reflex in ballottaggio con obiettivo 18-55mm hanno un costo di circa 750€ per la Canon e 530€ Nikon. Volendo un obiettivo zoom un po’ più versatile, diciamo un 18-135mm per la Canon, saliamo di poco sopra ai 1000€ contro i 640€ per la Nikon con il suo 18-105mm. Leggendo poi recensioni, confronti e forum, la D5100 mi sembrava un po’ troppo macchinosa nelle impostazioni, con pochi pulsanti per l’accesso rapido alle impostazioni, anche se con una qualità d’immagine migliore della concorrente Canon. Inoltre in questo periodo di valutazioni, sono andato in un negozio a provare la Panasonic FZ150: mi è sembrata una buona bridge, davvero, ma… non mi ha dato quella sensazione di nuovo che sto cercando.
Stavo per rassegnarmi ad un compromesso: da un lato spendere parecchi soldi (cioè più di quanti volessi inizialmente) per una relflex CaNikon, dall’altro rimanere ancora nel mondo dell’ottica fissa e risparmiare.
La soluzione
Ma ecco che dal nulla, come un’illuminazione, spunta una soluzione ibrida: obiettivi intercambiabili, non proprio relfex ma molto simile, e dalle prestazioni incredibili. La tecnologia si chiama SLT (Single-Lens Translucent) e si differenzia dalle SLR (Single-Lens Reflex) per il fatto che lo specchio non è mobile, ma fisso e traslucido. Tale soluzione offre prestazioni da reflex professionali come 12 pose al secondo e un live view con il 100% di copertura, l’autofocus a ricerca di fase sempre attivo anche durante le riprese video in fullHD a 50fps e una qualità d’immagine davvero buona, anche ad alti ISO. Aggiungiamo anche lo stabilizzatore d’immagine e il motore dell’autofocus entrambe integrati nel corpo macchine e… voilà!
Queste caratteristiche, appannaggio delle reflex di fascia alta, hanno però un prezzo che i fotografi seri non vorrebbero mai pagare: 1/3 EV di luminosità in meno. Già. La tecnologia a specchio fisso traslucido garantisce infatti grande velocità di scatto e autofocus continuo rapido grazie al fatto che parte della luce viene riflessa dallo specchio (circa 1/3 EV, il 21% nelle ultime linee di prodotto) e viene rimbalzata sul sensore della messa a fuoco. Quella che colpisce il sensore, quindi, è la rimanente. Lo specchio delle reflex, si sa, è invece mobile.

Questo tipo di approccio non è nuovo, ma proviene dagli anni ’60; il primo utilizzo risale alla Canon Pellix. La Olympus l’ha trasferita per prima nel mondo della fotografia digitale nel 2010 con il modello E-10; ora la Sony la ripropone con un’intera gamma di prodotti.
Come ogni soluzione presenta pregi e difetti.
Però, grazie a questo compromesso ora c’è un’alternativa in più, e ci si può permettere una macchina fotografica dalle ottime caratteristiche, ad un prezzo impareggiabile.
Ho deciso così di acquistare la Sony SLT α57 al modico prezzo di 650€ compreso di obiettivo base classico 18-55mm.
Attenzione (e conclusioni)
Se farete un acquisto simile al mio (intendo dire una delle Sony SLT), voglio mettervi in guardia dai CaNikon-isti. Mi spiego meglio: se comprate Canon sarete derisi dai Nikonisti; se comprate Nikon sarete sbeffeggiati dai Canonisti. Se comprate altro, entrambe le fazioni si coalizzeranno (caso unico) e cercheranno di distruggere la vostra scelta, prima e dopo l’acquisto.
Vi suggerisco di prendere allora la vostra nuova SLT, accenderla, posizionare il selettore su “raffica” e sparargli 10 scatti al secondo con autofocus avanti alla faccia. Poi chiedete di fare altrettanto. Infine chiedete il prezzo della loro macchina fotografica.
Come ha detto una mia amica, acquistando una Sony (reflex, non SLT): “comprare una Sony, per me, era l’unico modo per avere una buona macchina fotografica e non spendere un patrimonio!”. All’estero le Sony vanno forte: in Italia invece corriamo dietro al marchio prestigioso. Come ben saprete, l’italiano medio che vuole regalare una buona macchina fotografica digitale ad un ragazzo per i suoi 18 anni, oppure desidera comprarne una buona per sè per farci le foto delle vacanze e dei compleanni dei figli, spende 1200€ per Canon o Nikon senza problemi. Nessuno metterà mai in discussione tale acquisto: questione d’immagine
Con questo non voglio mettere minimamente in discussione la qualità dei suddetti produttori, tutt’altro. E’ solo che non dovrebbe esserci timore reverenziale, tutto qui. E non dico neppure che Sony sia il massimo per la fotografia, ma solo che è una delle moltissime alternative altrettanto buone, e che ci può evitare di spendere una fortuna per avere un buono strumento fotografico tra le mani.
Non fermatevi al marchio: cercate.







